Pink Floyd. PinkFloydiano nell'animo
Essermi formato sulla musica dei Pink Floyd è stata una grandissima fortuna. In meno di sei mesi, fra l’autunno del 1975 e il tardo inverno del 1976 avevo ascoltato ed assimilato tutta l’evoluzione artistica di questa band unica ed immortale.
La musica di questo gruppo sembra creata appositamente per allargare gli orizzonti della conoscenza e per suscitare nell’ascoltatore una ricerca verso le avanguardie ed una propensione verso il bello.
Sono note suonate in maniera estremamente accurata e ricercata.
L’improvvisazione diventa la chiave per aprire una nuova porta che viene dapprima disegnata su un muro che pareva privo di ingressi. Le composizioni sono come stanze che finiscono per comunicare fra loro,tutte insieme, come in un quadro di Escher, le cui dimensioni si intrecciano, in maniera impossibile, finendo per formare un tutt’uno che stordisce i sensi ed incendia la fantasia.
"L'essenza profonda della band:
L'anima dei Pink Floyd è un viaggio ipnotico nei labirinti della mente umana, dove il suono dello spazio incontra il silenzio delle nostre paure più profonde."
"Anima profonda"
Il percorso dei Pink Floyd si riallaccia ad un’analisi interiore dell’io, nella galassia interiore dell’essere umano, per poi esplodere fragorosamente in un più ampio contesto sociale. Microcosmo e macrocosmo si abbracciano e si fondono, all’insegna della sperimentazione e della bellezza.
I Pink Floyd appartengono al nostro secolo così come appartennero a quello scorso. Semplicemente perché raccontano l’umanità, i suoi limiti e le sue speranze, attraverso l’ansia di una liberazione che parte dal contesto storico per allargarsi alla più ampia sfera esistenziale.
I Pink Floyd non furono dei semplici caposcuola o degli iniziatori.
Divennero essi stessi un “genere musicale”, riassumendo il rock progressivo, la psichedelica, la sperimentazione e la canzone d’autore in maniera del tutto unica e geniale. La loro discografia è il miglior testimone del loro narrivabile talento.
Fonte - ( Paolo Rosati )
Esploriamo i fatti storici, le curiosità e le innovazioni tecniche che hanno reso i Pink Floyd il mito eterno che conosciamo oggi.
Ecco una panoramica dettagliata di ciò che c'è "dietro le quinte" della loro musica:
🔎 Le Origini e il nome
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Il nome misterioso: La band nacque a Londra nel 1965 . Il nome fu un'intuizione del primo leader, Syd Barrett, che unì i nomi di due oscuri musicisti blues americani che adorava: Pink Anderson e Floyd Council .
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La fortuna di "non saper suonare": Agli inizi, i membri della band (studenti universitari) volevano fare del classico Rhythm and Blues. Tuttavia, non essendo dei virtuosi della tecnica, non riuscivano a copiare bene le canzoni altrui. Questa mancanza li costrinse a inventare un modo completamente nuovo, destrutturato e psichedelico di fare musica.
💡 L'evoluzione in tre grandi Ere
La storia dei Pink Floyd è divisibile in tre capitoli principali, ognuno guidato da una mente diversa:
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L'Era Syd Barrett (1965-1968): Barrett fu il genio visionario e folle del primo album, The Piper at the Gates of Dawn . Introdusse l'uso di distorsioni, feedback e testi legati alle fiabe e all'infanzia. Purtroppo, l'abuso di LSD e gravi problemi mentali lo portarono all'alienazione, costringendo la band a sostituirlo con il chitarrista David Gilmour.
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L'Era della democrazia e dei Capolavori (1968-1975): Con l'ingresso di Gilmour, il gruppo trovò un equilibrio perfetto. Tutti e quattro i membri (Waters, Gilmour, Wright, Mason) collaboravano alla pari. È il periodo della consacrazione mondiale con album immortali come The Dark Side of the Moon (1973) e Wish You Were Here (1975).
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L'Era Roger Waters (1976-1983): Il bassista Roger Waters prese progressivamente il controllo totale della band. Diventò l'autore unico dei testi e dei concept concettuali, trasformando la musica in un grido politico e sociale contro la guerra, l'isolamento e il sistema scolastico, culminando nella celeberrima opera rock The Wall (1979).
🛠 Le rivoluzioni tecnologiche e i Live
L'articolo menziona che i Pink Floyd "stordiscono i sensi". Questo succedeva perché in studio e dal vivo facevano cose mai viste prima:
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Uso dello studio come uno strumento: Furono tra i primi a usare i sintetizzatori d'avanguardia (come il VCS3) e la "musica concreta". In The Dark Side of the Moon , i rumori di passi, sveglie che suonano, monete che cadono e battiti cardiaci vennero registrati e montati a mano su nastri magnetici, creando un'esperienza cinematografica per le orecchie.
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L'effetto quadrifonico: Nei loro concerti inventarono l'uso del Azimuth Co-ordinator , un sistema audio che permetteva di far "girare" il suono a 360 gradi all'interno dello stadio o del teatro, dando al pubblico l'impressione che gli elicotteri o i rumori stessero volando sopra le loro teste.
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Il concerto a Pompei (1971): Per sfuggire ai cliché dei classici film-concerto, decisero di suonare completamente da soli all'interno dell'Anfiteatro vuoto di Pompei, creando un'opera visiva e sonora leggendaria che univa l'antico al futuristico.
🎨Le copertine della leggenda: Lo Studio Hipgnosis
L'impatto visivo citato nell'articolo era curato dallo studio grafico Hipgnosis
di Storm Thorgerson.
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La celebre mucca di Atom Heart Mother (1970) fu scelta appositamente perché la band voleva la cosa "meno psichedelica e più assurda possibile" in copertina.
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Il prisma di The Dark Side of the Moon (1973) non era un semplice disegno: rappresentava i tre elementi della band: la luce dei loro concerti, i testi introspettivi e la richiesta del tastierista Richard Wright di avere un design grafico pulito ed elegante.
Fonte - (Rn)